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CISL Cosenza- CISL Medici: Dal 2016 nella nostra Provincia perse 700 ore di specialistica ambulatoriale. Con quota 100 un esodo di medici dalla sanità

Pubblicato il: 04/04/2019 – 14:57
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Dal 2016 ad oggi, fra trasferimenti e pensionamenti nella nostra provincia si sono perse circa 700 ore di specialistica ambulatoriale che non sono state rimpiazzate, con il conseguente allungamento delle liste di attesa presso gli ambulatori.

Il Segretario Generale della CISL Cosenza, Giuseppe Lavia, il Segretario Generale della CISL Medici Provinciale, Gabriele Scolati, lanciano il loro grido d’allarme rispetto ad una situazione di emergenza. 

Considerato che il 54% dei medici ha una età superiore ai 55 anni, con quota 100 e con la fine degli effetti dello scalone della Riforma Fornero, si consumerà una ulteriore fuga di medici dalla sanità provinciale che già soffriva di gravissime carenze d’organico.

Dalle stime in nostro possesso in Calabria fra il 2019 e il 2025 oltre mille medici fra dipendenti e pensionati abbandoneranno la professione. Già nelle condizioni attuali garantire i servizi per il personale medico ed infermieristico è un’impresa possibile solo grazie a sacrifici e dedizione.

Nessuno dei problemi strutturali delle sanità è stato risolto. Sul versante del rispetto dei LEA ci collochiamo a 144, fra le regioni inadempimenti, con un ulteriore peggioramento rispetto al 2015.

Continua a crescere il saldo passivo della mobilità sanitaria, nonostante anni di commissariamento. 282 milioni nel 2016. 130 euro per abitante. Oltre 2 miliardi dal 2009. Nel 2017 sono stati superati i 300 milioni. E probabilmente in questi anni i controlli sulla mobilità passiva sono stati nulli.

L’Asp di Cosenza chiude il bilancio di esercizio 2017 con un disavanzo di circa 32 milioni e con un contenzioso ormai fuori controllo.

Tutto ciò non può essere migliorato se non si interviene drasticamente, se non si realizza una netta inversione di tendenza.

Non chiediamo una “Sanita eccezionale”, bensì una “Sanità Normale”, che valuti il management in base agli effettivi obiettivi raggiunti, che premi il merito e le competenze e non appartenenza, per ridare credibilità e ricostruire fiducia fra i cittadini con una azione quotidiana.

Ma per una sanità normale, occorrono i medici. Oggi i medici in servizio sul territorio provinciale sono troppo pochi, il loro numero è insufficiente e lo sarà ancora di più nei prossimi anni. Per un “sanità normale” la cosa di cui abbiamo più bisogno è un piano straordinario di assunzioni di medici per evitare il collasso definitivo del sistema sanitario pubblico calabrese.

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